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Categoria: Le storie che non ti raccontano

Le origini razziste della cura all’acne con Retin-A

Posted on 2022/01/13 - 2022/01/24 by osservatoriointernazionalista

RETIN-A e’ un medicinale che viene utilizzato per la cura dell’acne e per la cura da fotodanneggiamento, ma pochi sanno che il trattamento con tretinoina ha origini orride e oscure. L’attivista, esperta in storia della bellezza e in bellezza etica e sostenibile coreana-americana @minsooky ha denunciato i terribili esperimenti che si nascondono dietro alla cura della pelle attraverso il suo profilo Instagram. Min Sooky ci mostra quale è stato l’enorme prezzo da pagare per la comunitĂ  nera per una pelle purificata e priva di imperfezioni. L’America, attraverso la sua storia, è stata fondata con lo sfruttamento di schiavi e prigioneri. L’industria della bellezza non fa eccezioni. Incontriamo Albert Kligman, dermatologo nato a Filadelfia nel 1916, da immigranti ebrei, di padre Ucraino e madre Inglese. Ha inventato un farmaco ampiamente usato, “Retin-A®”, che a distanza di quarant’anni è ritenuto ancora un validissimo rimedio per acne, rughe, macchie della pelle e viene utilizzato per lo sbiancamento della pelle, una pratica mondiale ancora in voga a causa del colorismo*. Kligman scoprì che la tretinoina avrebbe potuto curare l’acne. Forse qualcuno di voi l’ha utilizzata a questo scopo, o forse qualcuno di voi l’ha utilizzata per trattare le rughe. Questa scoperta lo rese sano e donò le sue ricchezze, ben 15 milioni, al dipartimento di dermatologia dell’universitĂ  della Pennsylvania, dove lavorò come dermatologo. Il problema però consiste nel come Kligman scoprì la Retin-A. Negli anni 50 la prigione di Holmesburg lo invitò per trattare la rottura del piede di un atleta. Poi, con il finanziamento dell’esercito americano, condusse degli esperimenti sui prigionieri. La maggioranza erano uomini afroamericani. Kligman con entusiasmo e senza rimorsi li espose ad agenti chimici, senza misure precauzionali di sicurezza e senza considerazioni etiche. Dichiarò che non li vedeva affatto come esseri umani ma come “acres of skin”, letteralmente come “ettari di pelle”, sostanzialmente degli oggetti inanimati, dei corpi utili al suo obbiettivo. L’attivista dichiara che ciò richiama molto il punto di vista dell’imperialismo giapponese sui lavoratori dell’unitĂ  731, si riferivano a loro come tronchi. Il primo dei suoi esperimenti fu quello di testare acidi sulla loro pelle, tra cui la tretinoina. MetĂ  del loro viso fu esposto a questa sostanza, l’altra metĂ  fu esposta a “droghe sperimentali” non specificate. Qualcuna delle persone che subì l’esperimento subì anche la creazione artificiale dell’acne sul proprio viso attraverso l’uso di agenti chimici. Nei decenni successivi Kligman continuò a fare esperimenti dermatologici senza alcun riguardo sulla salute di chi li ha subiti. Questo incluse anche i deodoranti a base di Diossina, un componente chimico utilizzato in Agente Arancio. Era il nome in codice dato dall’esercito statunitense a un erbicida che fu ampiamente irrorato su tutto il Vietnam del Sud, tra il 1961 e il 1971, durante la Guerra del Vietnam per defoliare grandi tratti di giungla e di mangrovieto in cui si pensava fossero nascosti i Vietcong e di cui i Vietnamiti pagano ancora le conseguenze sulla loro salute. La Diossina e’ stata utilizzata anche per scopi di avvelenamento, come dimostra l’aspetto del presidente ucraino Viktor Yushenko, che nel 2004 fu esposto alla sostanza. Gli effetti sono evidenti su tutto il suo viso con massive lesioni della pelle e con dolore gastrointestinali. Anche se le persone imprigionate a Holmesburg erano scelte su base volontaria, non raccontarono molto a proposito delle esposizioni che subirono. Questi esperimenti furono anche dolorosi. Withers Pond, uno dei prigionieri di Holmesburg, raccontò di essere stato aperto chirurgicamente senza anestesia e in seguito gli inserirono pezzi di garza all’interno di ferite fresche. I ricercatori, poi, lo ricucirono, solo per poi riaprirlo e rimuovergli la garza molti giorni dopo. Altri prigionieri sperimentarono complicazioni a lungo termine a causa dell’esperimento, come problemi di salute mentale a causa dell’esposizione ad agenti chimici. Mentre accadeva tutto questo, Kligman accumulò enormi ricchezze dalla vendita della tretinoina, venduta come Retin-A. Utilizzò parte di questi soldi investendo nel dipartimento di dermatologia dell’universitĂ  della Pennsylvania. La somma ammonta a 15 milioni di dollari. Kligman non mostrò mai rimorso per quello che fece. Fu giudicato opportunista e sprezzante della vita umana specie della vita dei neri, una caratteristica sistemica dell’industria della bellezza e dei professionisti della salute. Infatti, Kligman ricorda i suoi giorni mentre sfruttava i carcerati dichiarando: “Erano anni prima che le autoritĂ  scoprissero che stavo conducendo vari studi sui prigionieri volontari. Le cose allora erano piĂą semplici. Non si parlava ancora di consenso informato. Nessuno mi chiese che stessi facendo. Fu un tempo meraviglioso”. Comunque, Kligman puntò al fatto che questi “volontari” erano ricompensati per il loro tempo, a volte 300 dollari ad esperimento. Questo era molto di piĂą di quello che potevano ottenere attraverso il lavoro in prigione. Ma questo non giustifica assolutamente nulla, mostra solo come Kligman privo di etica si approfittò di persone vulnerabili. Queste persone non avevano la minima idea dei dettagli degli esperimenti. Non avevano assolutamente idea a cosa avevano aderito e a cosa stavano andando incontro. Nel 2000, circa 300 persone che subirono gli esperimenti, chiesero 50.000 dollari di danni a Kligman e all’universitĂ . Ma, come alcune persone protestarono e chiesero la presa di responsabilitĂ  dei crimini compiuti, altri portano ancora le cicatrici di questi esperimenti. L’universitĂ  ostacolò ogni tentativo di riconciliazione. Kligman rivendica che “nessuno dei partecipanti volontari del programma di ricerca e’ stato ferito a lungo termine”. Il caso e’ stato archiviato a causa della prescrizione. L’universitĂ  della Pennsylvania continuò a elogiare Kligman per le sue ricerche dermatologiche per altri 20 anni. Solo nel 2021, l’universitĂ  accettò di chiedere perdono per il dolore causato alle persone imprigionate a Holmesburg. Giurarono anche di investire in iniziative a tema diversitĂ  e ritirarono ogni onorificenza consegnata a Kligman. Ma questo accadde solo grazie alla focalizzazione dei media sulle violenze anti-neri. In un post del novembre del 2020, Adewole Adamson, M.D, M.P.P., co-autore di un articolo di JAMA Dermatology, chiese il riconoscimento dei trattamenti disumani di Kligman sugli uomini neri incarcerati a Holmesburg.

Note
*Colorismo: pregiudizio o discriminazione nei confronti di individui con una carnagione scura, tipicamente tra persone dello stesso gruppo etnico o razziale -Oxford English Dictionary-

Il volto di Kligman

 

Posted in Articoli, General, Le storie che non ti raccontano, Storie di Antirazzismo

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